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Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008

BEATS, STRINGS & BRAINFOOD
Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show

Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente

Artista, autore, musicista, cabarettista di lunga data, attivo a Montréal,Norman Nawrocki è noto al livello internazionale non solo per i suoi libri, i suoi gruppi musicali (Rhythm Activism, DaZoque!, Bakunin’s Bum, etc.), per i venti album, per i vent’anni prolifici di attività, per le sue sex comedies e le sue letture, ma anche per i suoi ipnotizzanti reading musicali.
 
Norman mescola racconti brevi e poesia con una musica originale, creando sonorità d’ambiente ipnotiche e talvolta violente con il suo violino amplificato modificato, campionato, loopato. A tutto ciò aggiunge ritmi e voci preregistrate, i suoi racconti incredibili e i suoi commenti sui avvenimenti nel mondo e i sogni su come le cose potrebbero essere differenti. Il risultato sono degli attacchi sonori musicalmente avventurosi, pieni di ritmo e lirici allo stesso tempo contro le forze dell’ignoranza, dell’ingordigia, della guerra e della xenofobia.
 
“Violini loopati divinamente, calde percussioni e letture dense di significati” (Urbnet); “Perspicace, incitante, istruttivo e gioioso” (Uptown, Winnipeg); “Un musicista attraente e originale” (Montreal Mirror); “A volte divertente, Nawrocki, che stimola sempre l’interesse, è descritto dal quotidiano nazionale canadese The Globe & Mail come uno showman nato che non lascia mai il suo pubblico passare una serata noiosa”.
 
Sul palcoscenico, Nawrocki loopa, campiona, strimpella, tormenta il suo violino, aggiungendo un tocco della tradizionale musica da divorzio dell’Est Europa. Attore e comico esperto, recita diversi personaggi con voci differenti.
 
Per il suo tour italiano del luglio 2008, Nawrocki metterà in scena alcuni estratti dal suo libro recentemente pubblicato in Italia, “L’anarchico e il diavolo fanno cabaret”, brani selezionati dai suoi ultimi due album, “Duck work” e “Letters from Poland”, e qualcosa dalla sua nuova e ancora incompleto romanzo “Cazzarola! Anarchy, Mussolini, the Roma & Italy today” (Nawrocki ne ha già messo in scena alcuni estratti al recente Montreal International Anarchist Theatre Festival).

Le date:

Giovedì 17 luglio, Roma, Garbatella, Casetta Rossa – ore 19,30

Domenica 20 luglio, Corsano – ore 20,30

PER APPROFONDIRE:

http://www.sirente.it/9788887847116/l’anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html

Presentato il volume di Norman Nawrocki

 L’AQUILA. Eccentrico, coinvolgente, anarchico. È Norman Nawrocki, artista canadese, figlio d’immigrati polacco ucraini, autore del libro L’anarchico e il diavolo fanno cabaret che è stato presentato giovedì a palazzo Carli. Un incontro promosso dalla casa editrice «il Sirente fuori». Il libro è una sorta di diario on the road in giro per l’Europa tra una suggestione musicale e un’altra. Una sorta di storia anarchica del rock che segue le tracce del viaggio di Norman per il vecchio continente alla ricerca dello zio Harry, di cui pubblica le lettere scritte al tempo dell’occupazione nazista della Polonia. Al racconto si affiancano descrizioni e considerazione dell’autore sull’attualità, in particolare sul mondo del precariato, nel quale l’autore fa rientrare tutti coloro ai quali non sono garantiti a pieno i diritti. La parola “precariato” deriva dal latino e indica tutto ciò che si ottiene con preghiere e che quindi viene concesso per grazia e non per diritto. La radice etimologica è una spia evidente della condizione di emarginati, rom, disoccupati e artisti di strada che trovano spazio nelle pagine di Nawrocki. Nel libro è riflessa una miscela di suoni d’avanguardia, e danza poplari, con suggestioni rock, folk, punk e jazz.

Touring Italy con ‘Il diavolo’ e un violino

da Les Pages Noires News 

Devil’s Tour @ Napoli 

Nawrocki ha definito ‘his most amazing tour – ever!’ la sua recente esibizione per 9 spettacoli in 11 giorni e 6 città in tutta Italia per promuovere la nuova traduzione italiana del suo libro: ‘L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret’.

L’incredibile ospitalità a Roma dell’editore, il Sirente, e tutti i loro amici, familiari e collaboratori, che gli hanno riservato il miglior cibo, il vino, il sostegno e un’amicizia inimmaginabile.

Nawrocki, accompagnato da se stesso e il suo violino loopato, ha eseguito estratti dal libro con l’apprezzamento di nuovi lettori da tutta Italia. Un breve film documentario sul tour sarà pubblicato al più presto. Le foto del tour:
http://www.sirente.it/9788887847116/index.html

Tour highlights: la magnifica città universitaria de L’Aquila in cima a un’altipiano, dove Nawrocki suona con una tripla fisarmonica da vecchi tempi, insieme a un gruppo di musica folkloristica; una graziosa accoglienza presso il centro anarchico ‘Camillo Di Sciullo’ di Chieti; Roma, il suo debutto nella libreria radical chic ‘Bibli'; ha inaugurato il nuovo Info Shop anarchico di Modena, suonando in un compresso e freddissimo locale; ‘Modo Info Shop’ a Bologna; il lancio ufficiale alla prestigiosa Fiera del Libro di Roma e il colossale ‘Palazzo dei Congressi'; un’improvvisazione dal vivo con la celebrata ‘noise band’ Obsolescenza Programmata, nella hippy libreria/bar/negozio ‘Perditempo’ di Napoli.

Nawrocki sta attualmente lavorando a un libro ispirato alla sua grande avventura italiana: ‘Cazzarola!’ – L’Italia di ieri e di oggi, i Rom e Roma.

Nawrocki nel mondo libero

Quarta di copertina 

di Jamie O’Meara (da locals@large, dicembre 2002)

Alla mia sinistra, l’area del dietro le quinte, una pesante porta di legno che si apre su niente di meno che un salto a picco nelle rovine sgretolate di cemento della metà posteriore dell’edificio. Dall’altro lato del teatro in legno c’è una vecchia finestra. Stando di fronte al monitor, si può guardare giù nel fangoso parcheggio. No, aspetta, non è un parcheggio – è una festa di polli selvaggi che si beccano. Ho un breve momento di dissociazione.
E’ la primavera del 1995, e un paio di anni prima ho attraversato l’ex confine tra Germania est e Repubblica Ceca con i miei compagni di band di Montréal, attraversando regioni di miniere di carbone inquinate come mai visto. La cittadina dove stiamo per suonare ha fama di essere uno dei luoghi più disgraziati della terra, anche peggio della borsa del calzino di Jimmy (batterista, naturalmente). Dopo aver localizzato il locale – siamo proprio l’unica band che conosco a essersi persa in una città con due sole strade polverose – discutemmo se restare nel furgone dove, sebbene l’aria fosse finita, era respirabile, oppure stare fuori dove proprio non lo era. Nella sala in cui dovevamo suonare quella sera c’era la stanza principale e, un po’ distante, un piccolo bar quadrato con centinaia di teste di animali sistemate sulle pareti. Sembravano topi con le corna, con un’espressione di sorpresa e rabbia irrigidita sulle loro piccole facce puntute. Come da accordi ci fu servita la cena bollente che precedeva lo spettacolo, mentre guardavano Beverly Hills 90210 doppiato in ceco, su una vecchia tv nel bar. La vita è feroce, ma buona…
Leggere l’ultimo libro di Norman Nawrocki, L’anarchico e il diavolo fanno cabaret, mi ha riportato a ricordi che non avevo mai pensato di avere, come quello di cui sopra. Il musicista di Montréal (Nawrocki, insieme al co-cospiratore Sylvain Cŏté, è la guida di Rhythm Activism, che si definisce una “orchestra di notizie ribelli”), autore (ha quattro libri al suo attivo) e attivista politico è stato sulla strada per quasi diciotto anni, in tour con gruppi musicali, cabaret e spettacoli di poesia. L’anarchico e il diavolo fanno cabaret dà la cronaca dell’ultima scorreria di Rhythm Activism attraverso l’Europa (dove sono stati sette volte), un viaggio tra nove paesi che li ha visti portare a un gran numero di fan il loro amalgama politicizzato di musica tradizionale dell’est Europa e di punk occidentale, da anarchici stagionati a vegetariani di sinistra, da zingari sradicati a curiosi. E ai loro bambini. Intercalati ai racconti di strada vi sono lavori di breve narrativa (così come lettere cronologicamente distanziate da uno “zio perduto” che può essere inventato o no, Nawrocki non lo specifica) che germogliano da persone e personaggi che ha incontrato nel tour.
Come ci si potrebbe aspettare da una persona del calore di Nawrocki la prosa, popolata da espressioni radicali e linguaggio da attivisti – qualcosa che inevitabilmente è legato all’argomento – è terra terra e senza pretese. Quando Nawrocki lavora sull’esperienza di prima persona, è un narratore capace e accattivante, che costruisce immagini tridimensionali degli spazi da lui visitati. E come Nawrocki sottolinea, noi Nord-Americani abbiamo molto da imparare dagli europei sul sostegno agli artisti.
Nawrocki è affilato come un rasoio quando passa dal pittoresco al filosofico, come fa nel suo divertente discorso sugli “appassionati di musica” (“chi consuma musica… ma raramente dà spazio nella propria esistenza a qualcosa di politico”) contro i “politici” (hanno poco tempo per il divertimento, per la musica, o qualsiasi altra arte, anche se questa è ‘politica’. Quando ne hanno, è per qualcosa che tende a essere convenzionale… Date loro libri politici. Anche all’ora di andare a letto. E non provate a essere divertenti”). Divertente, per quanto possibilmente involontario, è il tema ricorrente dei piccoli furti, che si tratti di cioccolato – oltre alla vodka, il cioccolato sembra essere la droga preferita di Rhythm Activism – a una stazione di benzina tedesca, o di una colazione in un albergo dell’est Europa. (Alzate le vostre bandiere nere e marciate, compagni! Con gli oppressori capitalisti delle McCorporazioni sconfitti, saremo liberi di rubare tutto quello che vogliamo. Meno godibile, tuttavia, è la confusione generata dove il processo creativo di Nawrocki si sovrappone al diario del tour di Rhythm Activism. Per ragioni sconosciute Nawrocki dà una descrizione romanzata dei cinque membri della band, cambiando i loro nomi e i loro tratti caratteristici. Il risultato è che quando all’inizio ce li introduce, tendiamo a considerarli di meno perché sembrano meno reali. Le storie di strada perdono il loro lustro se non si può essere sicuri che le persone al centro della storia esistono. Il grande ex punk GBB è davvero il guidatore folle del furgone in Ungheria? O forse era Martine, la ragazza sexy dai capelli corvini del merchandise? O forse non è mai accaduto…
A complicare ulteriormente le cose, la ruvida ipperrealtà del diario del tour contrasta visibilmente con le brevi vignette di fantasia, che sono spesso melodrammatiche e indebolite da clichè, e con le lettere di un falso zio polacco che Nawrocki sostiene di star cercando in Europa. O almeno io credo che sia uno zio posticcio: su questo ho cambiato idea un paio di volte, ma alla fine l’individuo sembra troppo eccentrico per essere credibile, proprio come i personaggi idealizzati delle storie brevi. E se fosse stato reale, Nawrocki avrebbe scatenato un casino per trovarlo, come invece non ha fatto.
Detto questo, l’autore raggiunge il massimo nel capitolo “Imparando a insultare”, una descrizione degli spostamenti della band in Ungheria, incluso un incontro con un giornalista musicale ubriaco e con uno studente di medicina razzista, narrati in modo vivido e avvincente. In questo Nawrocy è inattaccabile e mi fa voler conoscere di più su di lui, sugli altri tour, sui cambiamenti sociali e politici di cui lui e i suoi compagni di band hanno potuto testimoniare da una posizione unica a partire dalla caduta del Muro.

(traduzione di Enrico Monier)

Giampiero Cordisco

Giampiero Cordisco 

Nato a Montefalcone nel Sannio (Campobasso), Giampiero Cordisco ha studiato presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Ha vissuto in Romania e a Roma, dove attualmente vive e lavora. Ha collaborato con le Edizioni Nottetempo ed è autore di traduzioni dall’inglese. È autore de “La Bibbia apocrifa di Nick Cave: And the Ass Saw the Angel” fra delirio e catarsi. È co-autore del progetto musicale Obsolescenza Programmata, collettivo italiano che tende a musiche liminari e anomiche, musiche che solitamente vengono etichettate come ‘no-wave’, ‘noise’, ‘industrial’, ‘post-punk’, ‘power electronics’, ‘harsh’.

PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI GIAMPIERO:
W www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata
    giampiero-cordisco.neurona.it
@ gia.cordisco@libero.it

Norman Nawrocki

Norman Nawrocki 

Figlio di immigrati polacco-ucraini, Norman Nawrocki è nato a Vancouver, nell’estrema provincia occidentale canadese del British Columbia, e si autodefinisce ‘sex educator, cabaret artist, musician, author, actor, producer and composer’. Il suo legame con la parola scritta si manifesta dall’età di 14 anni, quando scrive il suo primo libro, Why I am an Anarchist. Nel 1981 si sposta a Montréal, nella provincia francofona del Québec, dove intraprende la carriera di artista-cabarettista, e nel 1985 fonda con il chitarrista Sylvain Coté Rhythm Activism, gruppo anarchico underground. Nawrocki, violino e voce della band, al suo ottavo libro, è titolare della casa editrice e discografica indipendente Les Pages Noires, attraverso la quale ha realizzato tre libri e più di cinquanta album tra cd e cassette come solista, con Rhythm Activism, i veterani del punk canadese DOA, gli olandesi The Ex e altre band.

PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI NORMAN:
W www.nothingness.org/music/rhythm
@ rhythm@nothingness.org

Nawrocki sei un uragano

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

di Allan Antliff (da Vue Weekly,  novembre 2002)

Il musicista attivista di Montréal presenta i suoi spettacoli in Europa e arriva a Edmonton

Nel suo divertente libro, l’artista di cabaret Norman Nawrocki mescola eventi reali, racconti incredibili e un po’ di storie inventate che sono vere quel giusto perché il racconto funzioni. E’ una pratica condotta con abilità e aplomb. L’anarchico e il diavolo fanno cabaret si apre con una coraggiosa descrizione della band di Narwocki di stanza a Montrèal, Rhythm Activism, che si prepara per un altro tour fai da te attraverso la scena musicale europea alternativa e underground. E di come si arrivi in uno squat olandese occupato da amici conosciuti in un tour precedente, per poi sistemarsi, mentre ai lettori viene fornito un quadro di come gli squat funzionino in Europa.
Sostanzialmente, gli edifici vengono occupati, sistemati, difesi e infine legittimati come “cooperative non profit abitative come modello alternativo alla relazioni feudali padrone-vassallo e al costoso mercato privato delle case”. Questi squat, così come centri comunitari gestiti in cooperazione, bar e caffetterie, sono il meglio dell’anarchismo europeo. Nawrocki alterna i particolari sul lavoro con descrizioni di festoni alcolici e di avventure passate con il potere.
Completati i preparativi, la band si imbarca nel tour su un furgone molto stipato. Il viaggio li porta dall’Olanda al Belgio, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, e poi indietro in Germania, Olanda e Francia, con un ritorno finale nella Repubblica Ceca. Tutto in 45 giorni.
Bene, con un ritmo come questo anarchico che si rispetti è obbligato ad avere allucinazioni. O almeno così sembra mentre la narrativa di viaggio di Nawrocki costantemente viene erosa in racconti aneddotici che affrontano i temi rappresentati dalle persone che vivono nei paesi in cui passa attraverso. Politica umanizzata è distribuita in storie che coprono l’intera gamma da oltraggiosamente divertente a profondamente commovente. Il risultato finale è un libro che trasgredisce l’effetto realtà della fiction, provando che non devi credere a ciò che è descritto per capire che anche le favole parlano della realtà.
Nel corso del tour Nawrocki è in cerca del suo zio polacco Harry Malewczek. Harry è un indigente veterano della seconda guerra mondiale che negli anni si è sporadicamente tenuto in contatto per posta con i suoi parenti canadesi. Attraverso una serie di lettere veniamo a conoscenza delle sue attività nella resistenza polacca e del suo successivo vagabondaggio in Europa. Rhythm Activism si fa strada da paese a paese e le storie su Harry irrompono periodicamente come bottiglie di birra che colpiscono un tavolo durante una conversazione di ubriachi. Harry combatte i tedeschi in Polonia e sopravvive ma impazzisce; è scambiato per un Rom (zingaro) nei paesi che attraversa; compra un diavolo marionetta e lo tiene in uno zaino. Ogni mattina siede in una piazza cittadina bevendo e parlando con il diavolo, a cui racconta le voci della popolazione locale. “Sei proprio una furba canaglia! Mi piaci! Fatti un altro sorso”.
Nel proseguimento della storia veniamo a sapere che l’anarchismo occidentale è sotto assedio, mentre dell’Est destabilizzato un rinnovato radicalismo deve ancora nascere. In Ungheria, Nawrocky si trattiene con prostitute in un night club bordello adiacente al locale dove la band deve suonare. Discutono del commercio del sesso post-comunista in mezzo a sedie dell’amore in pelle, mura a specchio, felci e fiori di plastica. Più tardi quella sera Rhythm Activism suona nel locale dall’altro lato della strada, che si rivela essere il luogo d’incontro per i mafiosi capitalisti della città. La notte successiva fanno il loro spettacolo per un muro di ubriachi da strada e, in un altro locale, cantano una canzone anti-nazista a una folla di studenti. In Ungheria e altrove, il razzismo contro i Rom, alimentato da stipendi in calo e disoccupazione di massa, è in crescita. Anche nella Repubblica Ceca, Nawrocki è veloce a esporre il degrado insito nella fragile prosperità: una conversazione tra disoccupati in un caffè alla fermata dell’autobus mette le cose a posto. Nel frattempo un senzatetto entra per un pasto, servito da una cameriera ucraina il cui amore per l’umanità illumina l’altrimenti tetro interno. Non si aspetta soldi ed è sopresa quando il senzatetto tira fuori molto di più di quanto sia dovuto per il pasto. Divide il guadagno con gli altri lavoratori e tutti sono felici.
Come a dire che in questo libro tutto è contingente. Non ci sono soluzioni scontate ai nostri problemi e la felicità è qualcosa per cui bisogna combattere. La buona notizia è che vale la pena di combattere e che, col diavolo al tuo fianco, chiunque può vincere.

(Traduzione di Enrico Monier)

Presentazione del libro di Norman Nawrocki

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

di Monja Ianni (da La Cronaca d’Abruzzo, 01/12/2007)

Ha scelto L’Aquila il poliedrico scrittore canadese Norman Nawrocki per presentare il suo libro “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”. Figlio di immigrati polacco-ucraini, l’autore è nato a Vancouver e si autodefinisce ‘sex educator, cabaret artist, musician, author, actor, producer and composer’. Scrive il suo primo libro a soli 14 anni, successivamen fonda il gruppo musicale dei Rhythm Activism, dove suona come violino e voce; inoltre è titolare della casa editrice e discografica indipendente Les Pages Noires. “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret” è stato pubblicato per la prima volta in Canada e negli Stati Uniti nel 2003. L’opera è stata scritta “tra un soundcheck e l’altro” del rocambolesco tour europeo dei Rhythm Activism: il racconto delle quotidiane disavventure, alle prese con un pubblico eterogeneo ora in locali occupati, ora in centri artistici e culturali ben organizzati, ma anche in turbolente taverne di pirati, o storie di rom, lavoratori immigrati, rifugiati, artisti di strada, poveri che lavorano, emarginati giovani e anziani. Il tour al tempo stesso è la cornice in cui si svolge l’azione ma anche solo un pretesto per descrivere la realtà dei precari, che come veri e propri protagonisti di queste “fiabe urbane sulla sottoclasse multietnica europea” sono gli esclusi dal “benessere” del neocapitalismo e della globalizzazione, vittime dell’intolleranza e del razzismo. Accompagnato dal suo violino, che utilizza ora come accompagnamento ora come base per loop ed elaborazioni ma anche come strumento a percussione, Nawrocki ha accompagnato il numeroso pubblico accorso a Palazzo Carli ad ascoltarlo in un viaggio attraverso l’Europa dell’Est alla ricerca, come promesso al padre, dello zio Harry, seguendo il filo della sua e di altre infinite vicende umane che si intrecciano in Europa durante la Resistenza per mezzo delle lettere che lo stesso Harry scriveva al fratello. Realtà ed immaginazione si confondono in un’opera al tempo stesso poetica ed impegnata, che decostruisce e mescola, come d’altronde fa sulla scena il gruppo musicale, avanguardia e danze popolari dell’Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop.

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

di Costanza Alvaro (da Panorama.it, 10/02/2008)

Norman Nawrocki non poteva scrivere un libro di facile etichettatura. Non è nel suo dna di canadese figlio di immigrati polacco-ucraini, che a 14 anni scrive un libro intitolato Perché sono un anarchico e oggi è musicista e poeta, attore e cabarettista, autore ed educatore sessuale.
Negli anni Novanta, con la band Rhythm activism viaggia per l’Europa in un rockambolesco tour che attraversa nove paesi in sette settimane. Dunque, L’anarchico e il diavolo fanno cabaret, uscito nel 2003 in Canada e proposto ora in versione italiana (editrice il Sirente, 12,50 euro), è, tra l’altro, un diario di viaggio rock.

Norman e gli altri, anarchici ma eclettici, si plasmano ogni volta sulla platea che hanno davanti, a seconda del club, o garage, o angolo di strada in cui si trovano a suonare. Non è una spersonalizzazione ma un modo per dialogare, per accogliere, quasi che l’anima collettiva della massa spettatrice possa salire gli scalini e arrivare sul palco, per essere ritrasmessa. E forse è proprio così che avviene. Grazie alla magia della fusione non solo gli spiriti si scatenano, ma si torna tutti a casa con la sensazione di aver preso parte a qualcosa, a uno scambio.
Questi pirati non passano a volo d’angelo sulle città dove suonano, non si arroccano nelle suite degli hotel (anche perché non potrebbero permettersele) ma vivono i marciapiedi, i pullman, le case occupate. Scrive Nawrocki: “la musica, il teatro, lo slancio ad esibirsi sono solo una parte di questa storia a volte triste, a volte esilarante, di uno speciale tour europeo visto attraverso i miei occhi iniettati di sangue”.

L’altra parte della storia sono piccoli ritratti di minoranze invisibili, artisti di strada, emigranti, vecchi senza soldi che sognano di rovesciare la realtà e intanto si accontentano di raccontare qui la propria, aprendo nell’animo di chi legge uno spiraglio di luce, fastidiosa ad occhi non abituati.

E poi c’è lo zio Harry e le sue lettere, che sono un libro nel libro. Non è andato in Canada con il fratello Franek, ma è rimasto in Polonia a combattere i nazisti prima, la fame poi. Harry che vaga per l’Europa e non si fa trovare è uno di quegli invisibili. “Benché non possa rivedere queste persone, potrebbero essere i miei vicini o i vostri, la donna licenziata la scorsa settimana o il tipo che invecchia sulla panchina alla fermata dell’autobus”. O perfino un consanguineo, Norman.

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

di Enrico Monier

“Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi”. Una “storia rock’n’roll anarchica” che elude i confini geografici e letterari e ha l’andatura di un concerto.

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret, pubblicato nel 2003 in Canada e negli Stati Uniti, scritto “tra un soundcheck e l’altro”, è il diario on the road del rocambolesco tour europeo di Rhythm Activism, che suona in nove paesi in sette settimane. Il gruppo decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell’Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop. “Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi”: una “storia rock’n’roll anarchica” che elude i confini geografici e letterari e ha l’andatura di un concerto.

Il racconto del tour tra quotidiane disavventure, alle prese con un pubblico eterogeneo in locali occupati, centri artistici e culturali ben organizzati, turbolente taverne di pirati, è anche quello delle storie di rom, lavoratori immigrati, rifugiati, artisti di strada, poveri che lavorano, emarginati giovani e anziani. I protagonisti di queste “fiabe urbane sulla sottoclasse multietnica europea” sono gli esclusi dal “benessere” del neocapitalismo e della globalizzazione, vittime dell’intolleranza e del razzismo. Mentre nelle periferie crescono disoccupazione e povertà, anarchici e squatters difendono gli spazi liberi che diminuiscono nel nome della “sicurezza”, del “decoro”, della speculazione edilizia. L’auto-organizzazione delle comunità locali è consolidata e diffusa: Norman e i suoi compagni possono così contare sul sostegno dei centri della “rete internazionale anarchica”, equivalenti agli “ateneos” gestiti dagli anarchici spagnoli prima e durante la rivoluzione del 1936-1939, messi fuori legge dai fascisti e tornati dopo la dittatura franchista.

Nell’Europa dell’Est percorsa dalla band coesistono ricchezza di tradizioni e trionfo del modello consumistico statunitense: qui Nawrocki cerca, come promesso al padre, il suo zio girovago in Europa, di cui pubblica le lettere mandate al fratello al tempo dell’occupazione nazista della Polonia, dove Harry ha fatto la Resistenza.
Il pensiero radicale dell’anarchismo di Michael Bakunin, della femminista Emma Goldman, di Enrico Malatesta, Buenaventura Durruti, del rivoluzionario Peter Kropotkin, fino a Noam Chomsky, tutti citati nel diario, muove dalla contestazione dell’ordine costituito e dalla denuncia delle sue iniquità. La battaglia per il giorno lavorativo di otto ore negli Stati Uniti del 1896 e la difesa dei diritti dei nativi nel Canada, la rivolta degli indigeni dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), nel 1994 in Chiapas, le mobilitazioni contro il nucleare in Germania, la denuncia delle condizioni di lavoro delle mondine nelle risaie, l’impegno di tutti i giorni nel rappresentare i dimenticati, costituiscono quindi altrettante testimonianze di lotta per un mondo libero, che si tratti di battersi contro l’imperialismo e le guerre, lo strapotere degli industriali e delle multinazionali, lo Stato autoritario e guerrafondaio, per la solidarietà con i lavoratori sfruttati e con gli oppressi.
La filosofia di questa “orchestra di notizie ribelli” ha radici nel cabaret “dissidente e sovversivo” di Bertold Brecht e si basa sulla commistione e distorsione dei generi, la collisione di lirico e prosaico, reale e immaginario, che caratterizzano sia il testo di Nawrocki sia la musica degli “attivisti del ritmo”: il chitarrista e polistrumentista Kangaroo, regista d’avanguardia; il poeta, bassista e “primo clown” Shack; il batterista e sassofonista Elvas; Martine, sassofonista e responsabile della vendita di cd, libri, video, magliette e poster autoprodotti; GBB, gigante gentile e abile tecnico del suono. L’ensemble di Rhythm Activism decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell’Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop (“il peggio della tv” americana, pubblicità, pezzi da hit parade).
Il tratto di unione delle storie minori in cui la narrazione policentrica si ramifica è la possibilità di un rovesciamento sociale. E la “resistenza culturale”, a cui Nawrocki si richiama, è il mezzo più efficace per attuare una propagazione virale di controinformazione e rivolta contro i poteri insediati.