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Ahmed Nagi: il cammello contro Internet nei giorni della protesta egiziana

| Frammenti vocali in MO: Israele e Palestina | Sabato, 12 febbraio 2011 |

Ahmed Nagi, egiziano, classe 1985, è scrittore e blogger. Lavora come redattore per il settimanale letterario Akhbàr el Adab. Ha scritto recentemente Bolgs From Post to Tweet, un resoconto del panorama Internet in Egitto e Rogers e la Via del Drago divorato dal sole (il Sirente, 2010). Continua la lettura di Ahmed Nagi: il cammello contro Internet nei giorni della protesta egiziana

Potere alla parola! Gli scrittori egiziani e la rivolta

WUZ | Mercoledì 9 febbraio 2011 | Matteo Baldi |

Le notizie che arrivano dal Cairo in questi giorni, violente e confuse, parlano di un popolo che sta provando a cambiare le cose, a dispetto dell’acquiescenza del resto del mondo. Ma che ruolo hanno gli intellettuali, in una situazione come quella attuale? E quale voce? Ci sono spazi per esprimere dissenso, in un paese come l’Egitto? E i libri, raccontano (o hanno previsto) quel che sta accadendo? Andiamo a vedere.

“Il mondo intero dovrebbe essere orgoglioso dell’inerzia con cui ha assistito alla liberazione del popolo egiziano. Il regime di Mubarak era solito nominare malavitosi e adottare un regime di polizia selvaggio per sostenere i membri del suo parlamento e sopprimere la nostra anima più autentica, l’anima della libertà. Ma noi ci stiamo impegnando”.
Ci scrive dal suo blackberry, con amarissima ironia,  Magdy El Shafee, fumettista condannato l’anno scorso in seguito al processo per oscenità che gli era stato intentato dallo Stato egiziano. La sua graphic novel “Metro”, infatti (pubblicata in Italia dalle edizioni Il Sirente), all’interno di una vicenda di spionaggio, mostra un uomo e una donna intenti in un rapporto sessuale.I disegni sono stati considerati pornografici, e quindi offensivi. Tutte le copie distribuite al Cairo sono state ritirate e distrutte, e Magdy ha dovuto pagare un’ammenda salata. Ma sarà davvero solamente una questione di disegni immorali?
Questo libro contiene immagini immorali e personaggi che somigliano a uomini politici realmente esistenti”, recita la sentenza emessa dal Trbunale, e allora si capisce forse meglio cosa possa aver dato tanto fastidio alle autorità, in un paese (e una cultura) in cui il sesso forse non viene ostentato pubblicamente ma certo non è tabù nelle conversazioni e non può essere l’unica ragione per mettere all’indice un libro a fumetti.
El Shafee, però, non è l’unica vittima di un regime che mostra un volto presentabile solamente al resto del mondo, e censura il dissenso imponendo un controllo rigido anche sul web.
Nei primi giorni degli scontri, la rete in Egitto ha subito un vero e proprio blackout, per impedire che le notizie di quel che stava accadendo filtrassero verso gli altri Paesi, ma anche per far sentire più isolati i blogger e tutti quegli egiziani che trovano in internet una finestra sul mondo.
Ala ‘Al Aswani, celebrato autore di Palazzo Yacoubian (Feltrinelli edizioni), promuove da anni un salotto letterario al Cairo, città nella quale svolge la professione di dentista ed è un intellettuale conosciuto e rispettato. L’espressione “salotto letterario”, però evoca immediatamente immagini di concilianti sedute che si svolgono fra aperitivi e mollezze – appunto – salottiere.
Nulla di più lontano dal vero, però, nei paesi in cui la libertà di stampa è limitata, i diritti delle donne sono un argomento puramente accademico e tutti i giorni la corruzione che permea l’apparato politico e amministrativo del Paese vincola ogni serio tentativo di migliorare le condizioni della società.
Tengo ancora i miei seminari per discutere di questioni culturali. Li tengo dal 1996.
L’ho fatto anche nei caffè, pubblicamente. Nel 2004 il governo ha minacciato il proprietario del caffè all’interno del quale li tenevamo, e allora ci siamo spostati nel palazzo dove ha sede “Kifaya” (“Abbastanza”), movimento politico che raccoglie intellettuali di diversa estrazione”, spiegava Al Aswani in un’intervista raccolta a margine della sua partecipazione alla scorsa edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove l’Egitto era il Paese ospite.

Altri scrittori sono Nawal Al Saadawi, autore de L’amore ai tempi del petrolio, Ahmed Nagy, autore di Rogers e Khaled Al Kamissi, autore di Taxi.
I tre libri, oltre al fatto di essere pubblicati in Italia dallo stesso editore (Il sirente), hanno in comune la capacità di descrivere la società civile egiziana cogliendone al tempo stesso la vitalità e le sclerosi. Nel caso di Al Kamissi, ad esempio, il Cairo è un brulichio ininterrotto di vita colto dal finestrino del taxi, e i taxisti stessi sono un precipitato d’Egitto, con il loro lamentarsi delle istituzioni e della corruzione che però non porta a nulla.
Rogers“, invece, è opera di un blogger seguitissimo, un’opera ispirata addirittura a “The wall” di Roger Waters. Dalla scheda dedicata a Ahmed Nagy sul sito de Il sirente: “… in Egitto è molto noto come blogger, ma soprattutto per essere uno dei più giovani redattori di Akhbàr el Adab, il prestigioso settimanale letterario diretto da Gamàl al-Ghitàni. Autore d’avanguardia, usa la Rete per scuotere il panorama letterario conservatore. Il suo blog Wasa khaialak (Allarga la tua immaginazione), iniziato nel 2005, parla di sociologia, pop art, diritti umani e cultura: “sperimento un diverso livello di linguaggi per avvicinare la gente alla letteratura”.

Nawal Al Saadawi, infine, è una pioniera del femminismo nel mondo arabo. Scrittrice e psichiatra, ha sortito grande influenza sulle generazioni più giovani, proprio grazie ai suoi libri. Candidatasi alle elezioni presidenziali nel 2004, ha anche passato un periodo in galera durante la presidenza di Sadat, ed è stata iscritta nella lista degli obiettivi di un gruppo fondamentalista. L’amore ai tempi del petrolio, sotto le spoglie di un romanzo giallo, compie un’indagine sulla condizione delle donne nei paesi arabi, muovendo i suoi lettori a una presa di coscienza.
Altra scrittrice egiziana è Ghada Abdel Aal, autrice di un libro e un blog molto seguito intitolati Che il velo sia da sposa (pubblicato in Italia da Epoché). In Egitto il libro ha conosciuto tale e tanta notorietà che la televisione ne ha tratto uno sceneggiato, interpretato nel ruolo della protagonista da una delle attrici più celebri del mondo arabo. Ma la storia di Bride, giovane donna in cerca di un marito da sposare per amore, è anche la galleria di una serie di “tipi” che riassumono molto bene caratteristiche e difetti degli uomini cui una donna “in età da marito” può ambire in Egitto, e questa è la ragion per cui Ghada, con il suo alter ego romanzesco, si è guadagnata il soprannome di “Bridget Jones” araba (soprannome che – va detto – all’autrice non piace per nulla)… noi abbiamo intervistato Ghada Abdel Aal nei difficili giorni delle proteste e delle manifestazioni per cacciare il Presidente Mubarak.

Il blogger e scrittore ahmed nagi: nessuna forza politica controlla la rivolta egiziana

Nena News | Venerdì 28 gennaio 2011 | Azzurra Merignolo |

Molti movimenti politici tradizionali stanno ora cercando di parlare a nome di questi dimostranti, ma non è affatto giusto perché non li rappresentano.

Entusiasti del parziale successo ottenuto nei giorni precedenti anche oggi migliaia di egiziani manifesteranno in tutto il paese,  gridando le loro richieste a un regime che imperterrito non risponde.  “Il governo accende e spegne  a piacimento l’accesso a Facebook  e le connessioni internet, sperando così di contenere il propagarsi  di una rivolta, nata e organizzata nella sfera virtuale” dice Ahmed Nagi, –  celebre bloggers sin dai tempi di Kifaya, giornalista, scrittore di “Rogers”, ora tradotto anche in italiano, e giovane redattore di Akbar el Adab, il prestigioso settimanale letterario diretto da Gamal al- Ghitani.  

Il giorno della collera é sfociato in una sommossa popolare, cosa succederà nei prossimi giorni sulle sponde del Nilo?
Sinceramente, non lo so, vorrei poterlo predire, ma nessuno può dire con esattezza quello che accadrà nei prossimi giorni. Le manifestazioni che sono iniziate non sono controllate da nessuna forza politica. E’ anche questo quello che rende questa sommossa tanto particolare e, forse, incisiva. Le persone che sono scese in strada in tutto il paese sono cittadini ordinari, qualunque. Questo non vuole però dire che non ci troviamo davanti a un movimento che è al cento per cento politica, ha rivendicazioni socio-politiche e lotta per la creazione di un nuovo sistema politico.

Cosa faranno i movimenti politici che hanno dato sostegno ai dimostranti, ma non hanno partecipato direttamente alle manifestazioni?
Molti leader di questi movimenti hanno di fatto partecipato alle dimostrazioni, sono scesi in strada per opporsi al regime. Molti movimenti, i Fratelli musulmani e il Tagammu (il partito comunista)per esempio, stanno ora cercando di parlare a nome di questi dimostranti, ma non è affatto giusto perché non li rappresentano pienamente.  Anche se volessero prendere il controllo sui manifestanti, non potrebbero mai e poi mai riuscirci.

Come sta reagendo il regime  a questo montare di collera popolare?
Tutto quello che il governo sta facendo per neutralizzare e disarmare la sfera virtuale e’ un chiaro indicatore della paura che i leader del regime stanno provando. Anche le forze di polizia hanno paura e si legge il timore nei loro occhi. Il regime si trova a dover rispondere a una situazione che gli è sfuggita di mano e non ci è abituato.  La questione si sta facendo grossa. Io non ero ancora nato, ma chi è poco più grande di me mi racconta che scene simili non si vedevano dal 1972.

Moltissime persone, egiziane e non, in tutto il mondo hanno dato origini a manifestazioni  in sostegno alla giornata della collera, questo supporto può essere incisivo?
Tutti i media stanno coprendo in maniera non oggettiva gli avvenimenti che stanno accadendo nel l paese. Facendo così non fanno che sostenere indirettamente il regime. Il governo è terrorizzato dall’evolversi degli eventi, per questo ha deciso immediatamente di oscurare i social networks attraverso i quali gli attivisti stavano portando avanti la loro ribellione. Prima ha spento twetter e poi il rais ha staccato la spina  a Facebook. In alcuni quartieri, Shubra per esempio, é stata del tutto tagliata la connessione ad internet. Per questo motivo tutto il sostegno che possiamo ricevere dall’esterno è molto utile alla nostra causa e al proseguimento della sommossa.

Martedì sera Hilary Clinton  chiesto al governo e ai manifestanti di usare moderazione dicendosi convinta della stabilità del regime di Mubarak e delle sue intenzioni di rispondere alle richieste avanzate dalla popolazione. Come sono state interpretate le parole del segretario di stato americano?
Tutti quelli che erano a Midan al Tahrir  -piazza centrale del Cairo (ndr)- e hanno saputo cosa aveva detto il segretario di stato americano hanno avuto l’ennesima  conferma che gli Stati Uniti sono dalla parte de regime  e vogliono continuare a sostenerlo.  La polizia colpiva i manifestanti bombardandoli con lacrimogeni e gli Stati Uniti dicono che il regime cerca di rispondere alle nostre domande? E’ come se a lanciare quei lacrimogeni ci fossero stati loro. Hilary Clinton può ora dire quello che vuole, ma per gli egiziani il messaggio è molto chiaro: ci state bombardando.

Rogers e la Via del Drago divorato dal Sole

| Nigrizia | Dicembre 2010 |

«Batto contro il muro ma nessuno risponde. Urlo: “Ehi, c’è qualcuno?!”. Ma non ci sono porte né finestre. “Ehilà?!”». Se qualcuno annusasse in queste righe odore di The Wall dei Pink Floyd, ebbene, avrebbe visto giusto. È l’autore stesso che ne «raccomanda vivamente l’ascolto, nel corso della lettura». Il titolo stesso vuole probabilmente riecheggiare il nome dell’autore dei testi della band, Roger Waters. Citazioni letterali di The Wall ricorrono da cima a fondo in questo romanzo che l’autore preferisce chiamare «gioco». È, infatti, una sorta di quaderno di memorie, senza troppo rispetto per la cronologia, che potrebbero essere rimontate, senza danno, in altro ordine. Un «gioco», forse, anche per la sua origine: nato da un blog. I giovani blogger egiziani si sono ritagliati una loro (controversa) autorevolezza: da chi si fa condannare per violazione della censura a chi – come è stato il caso anche per Ghada Abdel Aal (Che il velo sia da sposa!, Epoché) – approda alla carta stampata e scuote il mondo letterario tradizionale. Impressione personale: Rogers appare come un graphic novel, paradossalmente senza immagini.

Chiamatelo XXX Factor

D La Repubblica delle donne n. 663 | Sabato 19 settembre 2009 | Elisa Pierandrei |

Ahmed Nàgi. Blogger, 29 anni, Egitto. Autore d’avanguardia, usa la Rete per scuotere il panorama letterario conservatore. È uno dei più giovani redattori di Akhbar el Adab, prestigioso settimanale di cultura. Sul suo blog, wasa khaialak (allarga l’immaginazione, shadow.manalaa.net), “sperimento un diverso livello di linguaggio, che mescola arabo colloquiale e classico per avvicinare la gente alla letteratura”. Figlio di un professionista di spicco nel movimento islamico dei Fratelli Musulmani, è riuscito a mettere da parte le differenze ideologiche con il genitore per un nuovo dialogo. “Pensavo di lasciare l’Egitto per New York. Ma ho visto i miei amici là diventare macchine. Lavoro, palestra, bere e sesso nel week-end. Io voglio scrivere”. In uscita a novembre in Italia per il Sirente c’è il suo romanzo Rogers, viaggio giovinezza-vecchiaia con abbandono alla lettura, ascoltando The Wall dei Pink Floyd.

Il Faraone e i Fratelli

AVVENIRE – 17/12/2008
di Federica Zoja

I fondamentalisti islamici, banditi dalla vita pubblica, guadagnano spazio. Il pugno duro di Mubarak

Due opposte spinte, due sfe­re di influenza agli antipodi rischiano di spaccare in due l’Egitto. In mezzo, 80 milioni di cit­tadini – di cui circa 12 milioni di re­ligione cristiana – impegnati, per la maggior parte, a sopravvivere alla crisi economica che sta colpendo il Paese.
I poli che si spartiscono il potere u­sano armi e tecniche differenti. Da un lato, la Fratellanza musulmana, abituata a nascondersi e ad agire dietro le quinte perché bandita uf­ficialmente dalla vita pubblica, conquista terreno là dove le auto­rità latitano: nei sindacati, nelle as­sociazioni di categoria, negli ospe­dali, nelle università. Con una dif­fusione capillare sul territorio, i Fra­telli fanno sentire la loro presenza e diventano punto di riferimento per chi necessita di lavoro, assi­stenza sanitaria, consulenza giuri­dica, informazione e istruzione.
Dall’altra parte della barricata, lo Stato – ormai simbiotico con la fi­gura dell’ottantenne «faraone» Ho­sni Mubarak, deciso a candidarsi anche alle elezioni presidenziali del 2011 – risponde con durezza: arre­sti, processi per direttissima per i membri della Fratellanza, control­lo sulle autorità islamiche attraver­so il ministero degli Affari Religiosi (Awkaf).
A entrambi gli schieramenti, ciò che importa è mantenere o conquista­re il potere. Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, se non fosse che da tempo le donne monakab­bate (interamente coperte, in mo­do da lasciare liberi solo gli occhi) non sono più una rarità in Egitto. Né lo sono barbe lunghe e zebiba
 (callo che si forma sulla fronte dei fedeli che pregano con frequenza e zelo, toccando il suolo con la testa). L’islamizzazione egiziana si nutre dei petrodollari arabi, mentre la di­nastia Mubarak, satolla di quelli statunitensi, sembra perdere terre­no.
Ma ci sono altre forze, all’interno della società, che lottano affinché l’Egitto non venga sedotto dalle si­rene islamiste e recuperi, al con­trario, quella polifonia di fedi reli­giose e culture che era un tempo diffusa. Un pluralismo che il regime laico del Partito nazionale demo­cratico (Ndp) non ha saputo pre­servare.
Fra le battaglie che alcuni intellet­tuali egiziani stanno cercando di portare nelle aule dell’Assemblea popolare (la Camera bassa del Par­lamento, ndr) vi è quella per l’eli­minazione dalle carte di identità della dicitura ’musulmano’, ’ebreo’ e ’cristiano’, foriera di discrimina­zioni lungo tutta l’esistenza di un cittadino, in particolare se non ap­partenente alla maggioranza isla­mica dominante. Ne ha parlato recentemente in Ita­lia lo scrittore Khaled Al Khamissi, autore della raccolta di racconti ’Taxi’. La situazione, ha denuncia­to Al Khamissi, è peggiorata da quando, due anni fa, i documenti di identità sono diventati elettronici e l’appartenenza religiosa una que­stione di software: modificare i da­ti o eliminarli è ormai impossibile, salvo rinnovare il programma in u­so all’intera burocrazia egiziana.
Tanto per rendere la vita ancora più complicata, verrebbe da dire, a co­loro che desiderano convertirsi op­pure praticano una religione diver­sa dai tre monoteismi, come ad e­sempio la minoranza Baha’i. Per lo­ro, le alternative sono entrambe in­giuste: vivere in Egitto senza docu­menti – e quindi senza diritti – op­pure rinnegare la propria identità religiosa.
Lo Stato abbozza e non si sbilan­cia, ma lascia sperare nell’abolizio­ne della dicitura re­ligiosa almeno dai nuovi passaporti.
Ma c’è anche chi ri­tiene che autorità e Fratellanza stiano trattando le condi­zioni di una convi­venza pacifica: l’ap­poggio dei Fratelli per la successione di Gamal Mubarak al «trono» del padre in cambio del via li­bera all’islamizza­zione della società. In questo sen­so si spiegherebbe il messaggio ap­parso di recente sul sito internet Ikhwanweb (Fratelliweb) in cui Mahdi Akef, guida suprema del mo­vimento, ha espresso il suo soste­gno a Mubarak junior a condizione che il padre si ritiri dalla vita politi­ca.
Intanto la società si irrigidisce nel profondo. Significativi segnali del cambiamento in corso si possono cogliere ovunque, ad esempio nel­l’annuncio affisso sulle vetrine di una nota pasticceria del Cairo: « Cercasi commessi uomini, mu­sulmani credenti praticanti». Op­pure le scritte che accompagnano la stagione dei saldi nei magazzini della catena Tawhid u’ Nur (Mono­teismo e Luce), controllata dalla Fratellanza: «Grazie al favore di Al­lah i nostri prezzi sono scontati».
E ancora, la stazione ferroviaria di Ramses, snodo cruciale del Cairo, che si fa moschea all’ora della khut­ba (sermone pubblico del venerdì, ndr). E la preghiera collettiva, nei vagoni della metropolitana, scan­dita dall’altoparlante cinque volte al giorno.
Poi ci sono i segnali politici, tanto sfacciati quanto difficili da inter­pretare. Uno fra tutti: alle recenti e­lezioni sindacali degli avvocati, i Fratelli hanno sbandierato la pro­pria presenza, rivelatasi poi vin­cente, a fianco dei candidati liberali di Al Wafd (La delegazione), Al Ka­rama (La Dignità) e degli indipen­denti. Senza temere ritorsioni.