rapsodie 2

"Salto nel vuoto", novembre 2003 (Marrakesh, Essauria)  Distesa sui suoni del Marocco, osservo le sue belle forme, rapsodico-saltellante muoversi di mani in percussioni, fiati-corde in tensione-parole in voci tonde, piene il magico sciogliersi della musica araba, si insinua, ti trascina. La musica è sotto ogni forma, è una continua cascata di suoni che schizzano in mille direzioni.  Allah-hua-al-akbar  “in una catena di immagini che si reggono in equilibrio sulla lama di un coltello affilato, dove esiste un punto e uno solo in cui la poesia non lacera, ma danza alta sotto un cono di luce tra il mondo di carta e ferro della fiaba dove tutto è possibile ma niente vive, e quello insensato e inevitabile di ciò che invecchia, ma in cambio regala gli unici lampi di felicità.”

“Salto nel vuoto”, novembre 2003 (Marrakesh, Essauria) Distesa sui suoni del Marocco, osservo le sue belle forme, rapsodico-saltellante muoversi di mani in percussioni, fiati-corde in tensione-parole in voci tonde, piene il magico sciogliersi della musica araba, si insinua, ti trascina. La musica è sotto ogni forma, è una continua cascata di suoni che schizzano in mille direzioni. Allah-hua-al-akbar “in una catena di immagini che si reggono in equilibrio sulla lama di un coltello affilato, dove esiste un punto e uno solo in cui la poesia non lacera, ma danza alta sotto un cono di luce tra il mondo di carta e ferro della fiaba dove tutto è possibile ma niente vive, e quello insensato e inevitabile di ciò che invecchia, ma in cambio regala gli unici lampi di felicità.”

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